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La Mennulara

La Mennullara

Premessa

Devo iniziare necessariamente questo articolo con una premessa doverosa. Non conoscevo l’autrice di questo libro e solo oggi sono andata a fare una ricerca più approfondita su di lei. Navigando sono approdata su youtube dove ho trovato alcuni video interessanti su di lei, due dei quali verranno allegati all’interno di questo articolo. L’ho sentita parlare ed è stata una vera rivelazione: una grande donna, sotto ogni punto di vista. Una donna che ti incanta quando parla con il suo accento siciliano volutamente conservato e mantenuto. Ho fatto un errore: se l’avessi scoperta ed ascoltata prima, anche il suo libro “La Mennulara” avrebbe assunto nel corso della lettura un significato diverso.

La Mennulara: autrice Simonetta Agnello Hornby

L'autrice
Simonetta Agnello Hornby

Simonetta Agnello Hornby è nata a Palermo nel 1945. Ha conseguito il dottorato in giurisprudenza nel 1967, si trasferisce a Londra nel 1972 dopo aver sposato un cittadino Inglese. In un’intervista di Charlotte Gandi per l’Università Ca’ Foscari di Venezia Simonetta Hornby racconta che inizialmente si occupava di Diritto Societario e Commerciale alla City di Londra. Lavoro bello ma molto impegnativo che la portava spesso lontano da casa. Nello stesso periodo il comune di Lambeth era alla ricerca di un avvocato per i diritti minorili, la Hornby decise di candidarsi nonostante non fosse la sua materia. Lei stessa afferma: “il colloquio fu facile, nel senso che non mi preparai, ero ignorante in quella materia ed era inutile fingere di sapere”. Venne assunta scoprendo solo dopo che i candidati erano stati due: nessuno voleva fare quel lavoro.

Iniziò così ad occuparsi di minori, minori maltrattati, minori affidati al comune, minori in adozione. Tutto funzionava benissimo fino a che non cambiò la giunta, i nuovi arrivati non volevano più investire molto in questo ambito. Per lei divenne una sofferenza perché in alcuni casi erano costretti a togliere i figli ai genitori per metterli in condizioni peggiori. Decise di lasciare questo impiego ed avviare il suo studio legale, il primo studio in Inghilterra ad avere un dipartimento ai casi di violenza famigliare.

Simonetta Agnello Hornby: oltre l’avvocatura.

In un’intervista di due anni fa condotta da Francesco Rossano durante il programma Giano della TVL emittente televisiva toscana, Simonetta Hornby parla di sé. Racconta come non sia stato facile inserirsi nel mondo dell’avvocatura a Londra per lei che era donna per giunta del sud d’Italia. Spiega il suo concetto di identità e di origini che devono essere mantenute e conservate. Parla della disabilità che ha sempre fatto parte della sua famiglia a partire da suo padre che aveva una gamba di legno. Descrive con razionalità quale fu la sua reazione da madre quando uno dei suoi due figli, George, le annunciò di avere la sclerosi multipla. Con George furono i protagonisti, nel 2015, di un programma televisivo on the road di Rai3 intitolato Io&George. Il programma http://www.ioegeorge.rai.it/dl/portali/site/page/Page-95947eeb-a111-4602-ab99-e965237aba93.html raccontava il loro viaggio di tre settimane da Milano fino ad Agrigento, passando per Firenze, Pisa, Roma e Napoli.

Io&George
Immagine tratta dalla trasmissione di RAI3 “Io&George”

Nella stessa intervista a Giano, Simonetta Hornby ricorda come nacque il suo primo romanzo La Mennulara. Era il 2 settembre 2000, stava rientrando da Palermo verso Londra con un aereo della British Air Lines che durante lo scalo di Fiumicino fece un ritardo di due ore. Nell’attesa improvvisamente iniziò a immaginare quella storia e a vederla davanti a sé come se fosse un film. Arrivata a Londra trasformò quella storia che aveva immaginato in un romanzo. Lo inviò a sette persone ma lo scritto arrivò anche a due editori: Feltrinelli decise di pubblicarlo e fu un successo. Questo romanzo è stato tradotto in diciannove lingue e si è aggiudicato diversi premi letterari tra cui il Premio Letterario Forte Village 2003, il Premio Stresa di Narrativa 2003 ed il Premio Alassio 100 libri.

La Mennulara: la storia

La Mennulara è un romanzo che racconta le contraddizioni della società siciliana della metà del ‘900 con ironia.
Episodio intorno al quale ruota il romanzo è la morte di Maria Rosa Inzerrillo, chiamata la Mennullara (raccoglitrice di mandorle), cameriera fedele della famiglia Alfallipe. La morte di questa donna getta nello sconforto più totale, seppure in modo diverso, tutta la famiglia Alfallipe di cui non era solo cameriera ma anche avveduta amministratrice dei beni.

La Mennullara- raccoglitrice di mandorle
Tipico abbigliamento delle donne siciliane dedite alla raccolta delle mandorle


La moglie dell’avvocato Orazio Alfallipe piange la morte di questa donna che continuava a servirla e a costituire l’unica parte della famiglia che non l’aveva mai lasciata sola. I figli dell’avvocato invece la maledicevano sicuri che a loro spettasse in eredità una ricchezza di cui la Mennullara non aveva lasciato tracce. La gente del paese continuava a parlare di lei facendo tutte le ipotesi e le congetture possibili: sicuramente la ricchezza nascosta di quella donna proveniva da relazioni intrecciate con la Mafia. Nessuno poteva credere che una donna per giunta serva potesse essere in grado di andare oltre lo status che aveva acquisito nascendo in una famiglia povera. Tutti credevano di sapere ma in realtà la verità la conoscevano in pochi.

La Mennulara: conclusione

Leggendo La Mennulara mi sono trovata di nuovo, come già successo per questo altro romanzo http://unattimopernoi.com/picciridda/, ad immergermi nella società siciliana degli anni ’60. Nuovamente mi sono trovata difronte ad un personaggio donna con un peso specifico importante. Una storia di sofferenza vissuta con estrema dignità nel rispetto della propria identità e delle proprie radici.
Il vero significato di questo romanzo appare ancora più evidente, come ho già detto, dopo aver sentito parlare l’autrice. Il tutto può essere riassunto con il concetto che l’autrice esprime sempre nell’intervista a Giano parlando si sé: “la voglia riscatto, di dimostrare di essere sapendo abbassare la testa quando è necessario”.

La Mennulara ci insegna proprio questo: abbassare la testa non è sempre segno di sottomissione, può essere un mezzo per raggiungere un obiettivo, senza bisogno di rinnegare la propria identità.
Al contrario i discendenti Alfallipe, giovani, istruiti e benestanti , trascinati dalla loro ossessione di allontanarsi dalle proprie origini, avidi e aridi non solo non sono giunti ad un’evoluzione ma hanno perso tutto ciò che possedevano.
Buona lettura!

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