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Giustizia NON è fatta!

Teresa era una donna come tante di 35 anni, sposata e madre di due figli. Il suo non era un matrimonio felice, il rapporto con il marito era diventato molto burrascoso tanto che durante l’ennesimo litigio il marito Giulio colto da un raptus d’ira prima colpisce in testa ferocemente la moglie e poi la strangola. Accertato che fosse morta, la chiude in un sacco, la carica in macchina e percorre tanti km quelli che separano Pescara dai pressi di Ferrara. Qui la getta in un fiume, la corrente si porta via il sacco e i resti di Teresa non saranno mai più ritrovati. Era il 1990.

I figli di Teresa crescono e purtroppo il figlio appassionato di montagne durante una scalata nel 2000, cade e muore. Due anni dopo, il padre Giulio, confessa ad un suo amico sacerdote l’omicidio della moglie, questo fatto appreso da una terza persona vicina al sacerdote viene denunciata alla Questura di Pescara. Il caso di Teresa viene riaperto, Giulio interrogato confessa l’omicidio. Finalmente Teresa avrà giustizia…o così la logica ci avrebbe suggerito. Non è andata così, durante la sentenza del 2013 il giudice dichiara che il delitto è stato commesso senza premeditazione, in più sono assenti i futili motivi (qui ci sarebbe da chiedere se ogni qualvolta una persona litiga con un’altra è autorizzata a spaccargli la testa e a strangolarla, ma ci vorrebbe un articolo separato) per cui il reato di omicidio dopo 23 anni è caduto in prescrizione.

Martina, 20 anni nel 2011 si trovava in vacanza a Palma di Maiorca quando per scappare ad un tentativo di stupro cade dal balcone dell’Hotel in cui alloggiava. Due gli indagati, accusati di tentata violenza ed omicidio. Nel 2018 i due giovani vengono condannati a 6 anni di reclusione in primo grado. A novembre 2019 l’accusa di omicidio cade in prescrizione perché non è un reato autonomo ma aggravante della violenza di gruppo.

Bisogna fare velocemente, hanno pensato i genitori di Martina, perché nel 2021 cadrà in prescrizione anche il reato di violenza di gruppo: questo non succederà perché ieri 9 giugno 2020 i due giovani giudicati in appello vengono assolti “perché il fatto non sussiste”. Martina venne ritrovata sull’asfalto, i due giovani, in seguito dichiareranno che Martina era impazzita probabilmente dopo aver fumato una canna, non si degnarono neanche di scendere per soccorrerla. Il corpo di Martina fu ritrovato solo con gli slip, pieno di graffi ed ecchimosi.

Queste due storie non hanno solo la violenza in comune ma anche il fatto che la giustizia NON è stata fatta!

La prescrizione esiste per fare sì che, in caso di procedimento a carico di una persona quest’ultima può essere giudicata in tempi ragionevoli. Su questo non credo che ci possa essere qualcuno contrario, perché colpevole o meno una persona deve per diritto avere un processo giusto e veloce. Quello che mi risulta difficile concepire è perché, se le indagini non hanno trovato subito il colpevole, come nel caso di Teresa, a pagare deve essere la dignità della vittima? Perché lasciamo che un uomo colpevole di omicidio sia stato libero di vivere come se niente fosse per 23 anni e continui ad essere libero nonostante abbia confessione?

Allo stesso tempo mi chiedo cosa significa che il reato di omicidio non è autonomo? Ma un omicidio non è sempre un omicidio? Se una persona mi solleva di peso e mi butta dal balcone o se io per scappare da una violenza penso che la strada migliore sia quella di gettarmi dal balcone, in entrambi i casi non è una scelta mia volontaria e ragionata, è sempre e comunque determinato dalla volontà di una persona che non sono io.

Quale può essere il grado di disperazione che una ragazza di 20 anni può provare, per decidere che è meglio lanciarsi nel vuoto pur di non continuare a subire violenza, nessuno lo può sapere, ma lo si può e lo si deve immaginare prima di emettere una sentenza. Il padre di Martina intervistato durante la trasmissione “Chi l’ha Visto”, quando ancora c’era il rischio che anche il reato di violenza di gruppo cadesse in prescrizione disse “…servirebbe qualcuno che ci mettesse l’anima e il cuore…” e nella stessa intervista utilizzò una parola che in tutte queste storie è sempre troppo estranea: umanità. La legge è la legge e ci deve essere ovviamente, perché è impossibile pensare in una società civile di vivere senza la legge, ma la legge è rappresentata da persone, e le persone non dovrebbero mai separarsi dall’umanità che ci dovrebbe contraddistinguere.

Dopo la prescrizione di un reato, Martina non ha avuto comunque giustizia perché i due indagati sono stati assolti. Qualcuno ha pensato che sia logico che una ragazza di 20 anni in vacanza a Palma di Maiorca, dopo una notte in discoteca passata a divertirsi si lancia volontariamente dalla finestra lasciandosi addosso solo gli slip. In tutti i tribunali troviamo la scritta: la legge è uguale per tutti, oggi come in altri casi (penso a quello di Marco Vannini), questa frase perde la sua forza.

Perdiamo tanto tempo a istituire le giornate internazionali contro qualcosa…e poi quando è il momento nessuno fa ciò che deve fare. Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, sono passati solo 7 mesi dall’ultima e tra 5 mesi ci sarà nuovamente, probabilmente scenderemo in piazza e riempiremo di immagini significative i nostri social, probabilmente però quel giorno nessuno penserà a Martina e a Teresa, come nessuno ci ha pensato quando avrebbe dovuto!

Concludo riportando le parole della madre di Martina intervistata nel 2019, sempre nella trasmissione “Chi l’ha visto”, a seguito della prescrizione per il reato di omicidio: la morte di una persona non è un reato fiscale, le hanno tolto la speranza, la vita, le hanno tolto tutto.

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