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Michael Mio di Amos Oz

Mechael Mio_ Amos OZ

“Michael Mio” ha rappresentato per me un momento di difficoltà ma allo stesso tempo di scoperta e conferma. E’ stato difficile terminarlo. Ho vissuto sulla mia pelle il blocco del lettore e ho confermato a me stessa che con tanta volontà e costanza si può raggiungere l’obiettivo.

Amos Oz: autore

Amos Oz, alla nascita Amos Klausner, fu il pronipote dello storico israeliano Joseph Gadaliah Klauser. Era un adolescente quando la madre si suicidò e lui decise di rompere con il suo ambiente familiare. Modificò il suo cognome in OZ, lasciò Gerusalemme e diventò membro del Kibbutz Hulda, dove poi  venne anche seppellito dopo la sua morte.

Ingresso del Kibuzz
Kibuzz Hulda Iane dove visse e venne poi seppellito Amos Oz

https://www.shalom.it/blog/news-in-israele-bc241/amos-oz-addio-a-scrittore-israeliano-sepolto-nel-kibbutz-b265681

Oz in ebraico significa Forza. La forza e i sogni sono stati due elementi fondamentali della vita di questo autore. Nelle sue opere Oz ha narrato i kibbutz e ha descritto Gerusalemme città che ha fatto da sfondo anche al libro “Michael Mio”.

Amos Oz l'autore
Amos Oz l’autore di Michael Mio

Amos Oz: portatore di pace e sogni

Oz ha creduto e sognato per tutta la vita che si potesse risolvere il conflitto israelo-palestinese. Il suo impegno politico è continuato nel corso del tempo portandolo nel 1978 a promuovere il movimento Shalom Akhshav (Pace Adesso). Il movimento pacifista ha l’obiettivo di convincere l’opinione pubblica e il governo israeliano della necessità di giungere ad una pace giusta con il popolo palestinese. Fino alla fine è rimasto convinto sostenitore delle sue idee. Non ha mai smesso di credere nel futuro, diceva uno dei suoi personaggi: “beati i sognatori e sventurati coloro che hanno gli occhi aperti”.  Amos Oz muore nel 2018 a 79 dopo una lunga malattia.

Michael Mio: una storia comune.

La storia raccontata in Michael Mio non è una storia così difficile da trovare nella quotidianità e nella vita reale.

A Gerusalemme due giovani studenti si incontrano, si frequentano, si innamorano e si sposano. Si sposano, forse un po’ troppo velocemente, in condizioni economiche non del tutto favorevoli. Lui giovane di belle speranze la cui carriera come geologo è al centro dell’attenzione morbosa di tutta la sua famiglia. Una famiglia ingombrante, ossessivamente presente nella vita e nelle scelte dei due.

Lui persona ambiziosa, dedita al lavoro e alla famiglia, sempre molto composto nelle sue esternazioni sembra esclusivamente guidato dalla sua parte razionale.

Lei persona fragile talmente fragile da pagare lei stessa la sua incapacità di lottare per i suoi sogni. Quei sogni di vita non realizzati si trasformano in incubi la notte. E quei sogni non raggiunti e gli incubi notturni la porteranno a perdere il controllo di sé.

Gerusalemme
Vista di Gerusalemme

Michael Mio: prospettiva femminile

E’ Hannah, la moglie, a raccontare la loro storia ma la racconta a lui come se lui non fosse il protagonista della stessa storia, come se fosse un estraneo. Ed è proprio l’estraneità dei due il fulcro di questo racconto. Due giovani che si sono sposati, hanno avuto un figlio, hanno convissuto tanti anni condividendo la routine quotidiana ma rimanendo comunque estranei.

Sono gli occhi di Hannah a vedere il fallimento di questo matrimonio ed è lei stessa a raccontarlo. Racconta ciò che vede e racconta le sue emozioni profonde spesso impreviste e travolgenti anche per lei stessa. Hannah non sa e non può raccontare, invece, ciò che prova l’imperscrutabile marito evidenziando in modo indiretto la loro condizione di non appartenenza.

Michael mio: un libro complesso

Michael mio lo ricorderò sempre come uno dei pochi libri che ho faticato a terminare, più del Maestro e Margherita http://unattimopernoi.com/il-maestro-e-margherita/. Il messaggio del racconto non è scontato e non è assolutamente superficiale, credo solo non sia così semplice da cogliere. Ho vissuto, in parte, ciò che ha vissuto Hannah ma nonostante questo non sono riuscita ad entrare in empatia con lei. Immagino quindi che possa essere ancora più difficile per chi non è nella stessa condizione o comunque non ci si è mai ritrovata. Troppo spazio è riservato alla descrizione degli incubi di Hannah. Il lettore passa direttamente da queste lunghe descrizioni alle manifestazioni in cui Hannah perde il controllo. Tutte le emozioni che stanno tra questi due poli sono lasciate all’immaginazione e alla sensibilità del lettore.

Conclusione

Con Michael mio a differenza di altri libri letti non è scattata la “scintilla”, non posso dire che nutro amore profondo per questo romanzo. Quando però ho letto che la madre dell’autore si è suicidata ho avuto una visione diversa di questo libro. Credo che Oz volesse raccontare come alcune distanze portino ad una solitudine che spesso sfocia nella perdita totale del controllo di sé. Oz è stato molto bravo, essendo un uomo, a raccontare tutto questo attraverso gli occhi di una donna.

Buona lettura!

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